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01 agosto 2019

Inclusione nelle aree urbane a maggiore vulnerabilità sociale


L'Italia si caratterizza per un'ampia disparità territoriale in merito a infrastrutture, accesso ai servizi e mercato del lavoro. La percentuale di persone a rischio di povertà e di esclusione sociale, così come la disparità di reddito sono fra le più elevate dell'Unione Europea. Anche all'interno delle stesse città coesistono territori diversi, con diversi gradi di complessità. Alcune aree urbane meritano un'attenzione particolare in termini di programmazione di interventi pubblici. Sono quelle a maggiore vulnerabilità sociale, in cui convivono gli strati sociali potenzialmente più deboli, caratterizzate spesso anche da un'elevata presenza di cittadini migranti.

Alla luce di queste considerazioni, il 1° agosto 2019 la Direzione Generale dell'Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del MLPS ha pubblicato una richiesta di manifestazione di interesse per la presentazione di progetti dedicati all'inclusione dei cittadini di Paesi terzi nelle aree urbane a maggiore vulnerabilità sociale. Si tratta di un'azione pilota, rivolta direttamente ai territori e basata sull'analisi dei bisogni espressi dagli Enti locali, destinata alle Città Metropolitane, alle Città capoluogo di Regione e alle Città capoluogo di Provincia prime per incidenza di residenti stranieri.

Tra le tipologie di azioni ammissibili nei progetti, che possono anche valorizzare iniziative e strumenti già in essere nei territori, rientrano:

  • Interventi mirati all'integrazione socio-lavorativa di cittadini di Paesi terzi con particolare riguardo a quelli residenti nelle aree urbane con alta vulnerabilità sociale

  • creazione o consolidamento di azioni di governance multilivello territoriale atte a favorire l'innovazione dei processi organizzativi dei servizi rivolti ai cittadini stranieri attraverso un approccio integrato alla pianificazione degli interventi (es. protocolli operativi con istituzioni e stakeholder territoriali competenti in materia di integrazione, rafforzamento e consolidamento di reti territoriali costituite dai servizi di assistenza sociale e sanitaria, per il lavoro, dell'istruzione e della formazione, dell'accoglienza e dell'anagrafe...);

  • inclusione delle nuove generazioni e dei minori che arrivano in Italia per ricongiungimento familiare, anche finalizzati al contrasto della dispersione, del ritardo e della segregazione scolastica;

  • inclusione socio-lavorativa delle donne migranti, in particolare di quelle che arrivano in Italia per ricongiungimento familiare, attraverso, per esempio, l'apprendimento della lingua italiana, l'educazione alla cittadinanza l'orientamento e l'accompagnamento all'accesso ai servizi (sociali, sanitari, lavorativi…);

  • contrasto al disagio abitativo (es. accoglienza a bassa soglia, co-housing, portierato sociale, garanzie per l'affitto, servizi di orientamento, intermediazione e accompagnamento per l'accesso all'alloggio) a favore di categorie di migranti a rischio di marginalizzazione.

Oltre venti Città metropolitane, capoluoghi di Regione e capoluoghi di Provincia ad alta incidenza di residenti stranieri hanno risposto alla richiesta di manifestazione d'interesse, presentando altrettante idee progettuali sulle quali si sono confrontate con la DG. I progetti finora ammessi a finanziamento sono 24, realizzati dai Comuni di Ancona, Aosta, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Catania, Campobasso, Catanzaro, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Parma, Piacenza, Potenza, Prato, Roma, Trento, Torino, Venezia.

Le risorse impegnate finora ammontano a circa 25 milioni di euro a valere sul Fondo Nazionale Politiche Migratorie.