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"Le comunità migranti in Italia": Edizione 2025


Presenze, lavoro, partecipazione e percorsi di inclusione delle 16 comunità più numerose

È disponibile la dodicesima edizione dei Rapporti annuali sulle comunità migranti in Italia, curati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali-Direzione Generale per le politiche migratorie e per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti, con la collaborazione di Sviluppo Lavoro Italia S.p.A. L’edizione 2025 vede un rinnovamento della linea editoriale, orientato a una maggiore sintesi dei contenuti e a un aggiornamento dell’impostazione grafica, con l’obiettivo di rendere le informazioni più immediate e fruibili.
Come nelle edizioni precedenti, l’analisi affronta sia i profili sociodemografici sia quelli occupazionali ed economici delle comunità considerate. Una novità rilevante di quest’anno è rappresentata dall’introduzione, in apertura di ciascun Rapporto, di un approfondimento sul mercato del lavoro e sul contesto socio-politico del Paese di origine, curato dalla World Bank. Si conferma inoltre la collaborazione con il CeSpi, responsabile dell’analisi conclusiva relativa all’inclusione finanziaria e alle rimesse.

Uno sguardo d’insieme

Al 31 dicembre 2024 i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia sono 3.810.714. La loro distribuzione territoriale vede una netta prevalenza nel Nord del Paese, dove risiede il 59,8% del totale, seguito dal Centro con il 23,1% e dal Sud e dalle Isole, che ospitano il restante 17,1%. Le 16 nazionalità extra UE più numerose sul territorio italiano risultano confermate rispetto all’anno precedente e sono, nell’ordine: ucraina, marocchina, albanese, cinese, bangladese, egiziana, indiana, filippina, pakistana, tunisina, nigeriana, peruviana, srilankese, senegalese, moldava, ecuadoriana.

Nel corso del 2024 sono stati rilasciati 290.119 nuovi permessi di soggiorno, un dato in sensibile diminuzione rispetto all’anno precedente (-12,3%). Le comunità maggiormente rappresentate tra i nuovi ingressi del 2024 sono quella bangladese, marocchina e albanese, seguite da egiziani, pakistani, indiani e tunisini. Per oltre la metà delle nazionalità considerate (9 su 16), i motivi familiari costituiscono la principale ragione di ingresso, con un’incidenza particolarmente elevata tra i cittadini ecuadoriani (67,2%), moldavi (65,5%), albanesi (61,7%) e filippini (59,2%). La comunità indiana rappresenta l’unica con una prevalenza di ingressi per motivi di lavoro (50,6%). Per le restanti cittadinanze, la quota maggiore di nuovi permessi è legata alla richiesta o al riconoscimento di forme di protezione, particolarmente incisiva per ucraini (circa 84%), bangladesi (66,7%), pakistani (61,1%) e peruviani (55,3%).

Nel 2024 le acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di cittadini di origine non comunitaria sono state 199.797, in lieve aumento rispetto all’anno precedente (+1,9%). Albania e Marocco rappresentano i principali Paesi di origine dei nuovi cittadini italiani. Seguono, tra le collettività analizzate, India (6,1%), Bangladesh (4,9%) e Moldova (4,6%).

La maggioranza dei cittadini non comunitari (52,8%) è titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo, una quota in netto calo rispetto al 59,3% dell’anno precedente, effetto diretto delle acquisizioni di cittadinanza. L’incidenza dei lungosoggiornanti è particolarmente elevata tra moldavi (83,2%), ecuadoriani (73,4%) e filippini (71,6%), mentre risulta più contenuta tra nigeriani (32%), pakistani (40,6%), bangladesi (41,7%) e ucraini (43,2%).

Nel complesso, la popolazione non comunitaria presenta un equilibrio di genere quasi perfetto: gli uomini rappresentano il 52% e le donne il 48%. A una lettura per comunità, si registrano però ampie disparità. La presenza femminile risulta particolarmente elevata tra gli ucraini (75%), seguiti da moldavi (68%), peruviani e filippini (57,8%) ed ecuadoriani (56,2%). Una composizione opposta si riscontra nelle comunità pakistana, bangladese, senegalese ed egiziana, con una quota maschile superiore al 70%, legata a percorsi migratori inizialmente a prevalenza maschile.

La popolazione non comunitaria si distingue inoltre per una struttura per età più giovane rispetto a quella italiana: solo il 12,2% ha più di 60 anni, contro circa il 34% della popolazione italiana. I minori sono 659.035, pari al 17,3% dei regolarmente soggiornanti, a fronte di un’incidenza inferiore al 15% tra i cittadini italiani. Tuttavia, si osserva una progressiva riduzione sia del numero di minori sia delle nascite anche tra la popolazione extra UE.

La partecipazione al mercato del lavoro

Gli occupati extra UE sono 1.766.720 e costituiscono il 7,4% della popolazione lavorativa. Di questi, il 62,3% è composto da uomini e il 37,7% da donne.
Il contributo al sistema produttivo non è omogeneo tra i settori: la presenza di lavoratori extra UE è particolarmente rilevante negli Altri servizi pubblici, sociali e alle persone (22,4%), nel settore Primario (14,9%) e nel comparto ricettivo e della ristorazione (14,7%). Le diverse comunità mostrano una marcata specializzazione settoriale: gli indiani e i tunisini risultano fortemente concentrati nel Primario; pakistani, cinesi e senegalesi nell’Industria in senso stretto; gli albanesi nell’Edilizia; bangladesi ed egiziani nella ristorazione e nel ricettivo. Altre comunità sono invece prevalentemente impiegate nei Servizi pubblici, sociali e alle persone, come la filippina, l’ucraina, la srilankese, l’ecuadoriana, la moldava e la peruviana.

La distribuzione per qualifica professionale evidenzia una forte concentrazione dei lavoratori non comunitari in mansioni a bassa qualificazione: il 32,3% è occupato nel lavoro manuale non qualificato, contro l’8% degli italiani.

Gli indicatori del mercato del lavoro mostrano differenze significative tra le diverse cittadinanze. Il tasso di occupazione, pari al 61,3% per l’insieme dei non comunitari, raggiunge i valori più elevati tra filippini (82%) ed ecuadoriani (73,8%) e i più bassi tra tunisini (43,4%) e marocchini (47%). Il tasso di disoccupazione (pari nel complesso al 10,2%, è massimo tra i pakistani (20,8%) e minimo tra i filippini (2,3%), mentre la comunità tunisina registra il più alto tasso di inattività (46,1%), a fronte del valore minimo dei filippini (16%) (per il complesso dei cittadini di Paesi Terzi è pari a 31,7%).
Le differenze osservate sono influenzate da molteplici fattori, tra cui risulta centrale il livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Nel 2024 il tasso di occupazione delle donne non comunitarie è pari al 46,5%, inferiore di quasi 30 punti rispetto a quello maschile e più basso rispetto al dato femminile italiano (53,7%). Di contro, il tasso di inattività femminile raggiunge il 47%, contro il 17,2% degli uomini, mentre la disoccupazione è più elevata tra le donne (12% contro 9,1%). Mentre le comunità filippina, peruviana, ecuadoriana, moldava e ucraina presentano una maggiore incidenza di occupazione femminile, le collettività del subcontinente indiano e del Nord Africa evidenziano bassi tassi di occupazione femminile e alti livelli di inattività, che per la comunità egiziana superano il 90% e risultano prossimi o superiori all’80% per bangladesi e pakistani.

Il contributo economico della popolazione extra UE si manifesta anche attraverso l’imprenditorialità. Al 31 dicembre 2024, i titolari di imprese individuali nati in Paesi Terzi sono 392.751, pari al 13,3% del totale nazionale. Il peso delle diverse nazionalità è eterogeneo: marocchini (14,4%), cinesi (12,7%) e albanesi (10,7%) rappresentano le quote più rilevanti, seguiti da bangladesi, pakistani ed egiziani, tutti con incidenze prossime o superiori al 5%. Residuale risulta invece la presenza filippina (0,3%). La componente maschile è largamente prevalente (77,3%), mentre le imprenditrici sono 89.263, pari al 22,7%.

Puoi consultare i rapporti e il Quaderno di confronto nella sezione Studi e statistiche del sito istituzionale del Ministero del lavoro o su questo portale, nella sezione Documenti e ricerche.