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31 agosto 2026

Apolidia, UNHCR chiede un rinnovato impegno per prevenirla


L'appello dell'Agenzia delle Nazioni Unite a 65 anni dalla Convenzione

A sessantacinque anni dalla conclusione della Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia, l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, chiede un rinnovato impegno politico per garantire che tutti possano godere del diritto alla nazionalità.

Si stima che almeno 4,5 milioni di persone in tutto il mondo siano apolidi o di nazionalità indeterminata. Altri milioni di persone sono colpite da questa situazione, ma nei dati ufficiali rimangono invisibili.

Per loro, l’apolidia è una realtà quotidiana che può bloccare bruscamente il corso della vita e spesso intrappola intere generazioni in cicli di esclusione e incertezza. Può significare l’impossibilità di ottenere documenti di identità, andare a scuola, accedere all’assistenza sanitaria o lavorare legalmente. In molti casi, può impedire alle persone di registrare la nascita dei propri figli, sposarsi, possedere beni immobili, aprire un conto bancario o viaggiare liberamente.

I quadri giuridici internazionali si sono evoluti in risposta a questa realtà. La Convenzione del 1954 relativa allo status degli apolidi ha stabilito misure di tutela per le persone che sono già apolidi. La Convenzione del 1961 è andata oltre, creando misure di salvaguardia per prevenire il verificarsi dell’apolidia, comprese misure volte a garantire che i bambini non nascano apolidi e che le persone non perdano la propria nazionalità se ciò le rende apolidi.

Oggi, 82 Stati sono parti della Convenzione del 1961: tra gli ultimi ad aver aderito, la Slovenia, il Sud Sudan e São Tomé e Príncipe.

Ma gli impegni giuridici da soli non bastano. L’UNHCR esorta gli Stati a tradurre gli impegni in risultati concreti; a proteggere le persone apolidi e a fornire percorsi per l’acquisizione della cittadinanza, a riformare le leggi e le pratiche discriminatorie in materia di cittadinanza che creano nuovi casi di apolidia, ad aderire alle Convenzioni delle Nazioni Unite sull’apolidia e a unirsi all’Alleanza Globale per porre fine all’apolidia per un’azione collettiva.

Ci sono prove evidenti che i progressi sono possibili. Dal 2014, oltre 650.000 apolidi hanno acquisito o confermato la propria cittadinanza, mentre 94 paesi hanno rafforzato le proprie leggi sulla cittadinanza per contribuire a prevenire l’apolidia.

Molti paesi hanno compiuto importanti passi avanti. Nel 2019, il Kirghizistan è diventato il primo paese a risolvere tutti i casi noti di apolidia sul proprio territorio, seguito dal Turkmenistan nel 2024. Tra il 2021 e il 2023, il Kenya ha concesso la cittadinanza a migliaia di persone precedentemente apolidi appartenenti alle minoranze Makonde, Pemba e Shona. Nel 2025, la Macedonia del Nord è stata la prima nella regione a risolvere tutti i casi noti di apolidia derivanti dalla dissoluzione dell’ex Jugoslavia.

In Thailandia, oltre 120.000 apolidi hanno ottenuto la cittadinanza o la residenza permanente grazie a procedure accelerate introdotte nel 2025. Il Cile e le Filippine hanno recentemente aggiornato la propria legislazione per rafforzare le tutele contro l’apolidia infantile. In Siria, misure recenti hanno aperto una via verso la cittadinanza per i membri idonei delle comunità curde che hanno affrontato decenni di incertezza giuridica.

Tuttavia, le cause dell’apolidia rimangono profondamente radicate, tra cui la discriminazione nelle leggi e nelle prassi in materia di cittadinanza, le lacune nella legislazione sulla cittadinanza e la privazione arbitraria della cittadinanza. In 24 paesi, le donne non possono ancora trasmettere la cittadinanza ai propri figli su un piano di parità con gli uomini.

Stanno inoltre emergendo nuove sfide. Il cambiamento climatico potrebbe aumentare i rischi di apolidia, in particolare quando le persone vengono costrette alla fuga o i documenti vanno persi durante le catastrofi, e aggravare le vulnerabilità di coloro che sono già apolidi.

Le persone apolidi sono sempre più in prima linea negli sforzi per trovare soluzioni. Le organizzazioni guidate da apolidi promuovono riforme giuridiche, documentano gli ostacoli e contribuiscono a definire le politiche che incidono direttamente sulle loro comunità. L’UNHCR collabora con queste organizzazioni, i governi e i partner per prevenire e risolvere l’apolidia attraverso consulenza giuridica e politica, sostegno alla registrazione delle nascite e un migliore accesso alle procedure di cittadinanza e alla documentazione.

L’apolidia è prevenibile e risolvibile. Ciò che serve è la volontà politica di agire. A sessantacinque anni dalla promessa della Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia, milioni di persone in tutto il mondo attendono ancora il riconoscimento più fondamentale di tutti: il diritto a una nazionalità. Il diritto di appartenere.

Leggi le convenzioni delle Nazioni Unite sull’apolidia


Fonte: UNHCR