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31 marzo 2026

"Business as Usual", nuova denuncia dell'ONU sulla violazione dei diritti umani in Libia


Pubblicato un nuovo rapporto congiunto, realizzato dalla Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) e dall’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR)

Il documento, intitolato "Business as Usual: Human Rights Violations and Abuses Against Migrants, Asylum-Seekers and Refugees in Libya", analizza la situazione in Libia nel periodo 2024-2025, evidenziando come gli abusi contro migranti e rifugiati siano diventati parte di un modello economico strutturato e improntato allo sfruttamento.
Secondo il monitoraggio effettuato dalle Nazioni Unite, i migranti in Libia continuano a essere vittime di un ciclo di violenza che include:
- Arresti e detenzioni arbitrarie. La mappa della detenzione include strutture non ufficiali e luoghi illegali dove condizioni e violenze risultano ancora meno controllabili: sovraffollamento, torture, estorsioni, lavoro forzato e, per le donne, la ricorrenza di molestie e sparizioni dopo “prelievi” notturni. IOM e UNHCR registrano 4.876 persone detenute nei centri ufficiali al 31 dicembre 2025, precisando però che il numero reale è verosimilmente molto più alto
- Intercettazioni in mare: Migliaia di persone vengono intercettate nel Mediterraneo centrale con metodi pericolosi e ricondotte forzatamente in Libia, nonostante il Paese non sia considerato un porto sicuro per lo sbarco dalle organizzazioni internazionali. Nel 2024, secondo i dati richiamati nel rapporto, 21.762 persone sono state intercettate e riportate in Libia; nel 2025 il numero sale a 27.116
- Tratta e sfruttamento: Il rapporto evidenzia l’esistenza di reti di trafficanti, talvolta collegate ad attori statali, che traggono profitto da pratiche quali il lavoro forzato, la schiavitù e la violenza sessuale.
- Fosse comuni: Nel corso del periodo in esame, sono state scoperte diverse fosse comuni contenenti i corpi di migranti nelle regioni del sud, dell'est e dell'ovest della Libia.

Il rapporto sottolinea come la Libia non possieda né una legge sull'asilo né una normativa anti-tratta, e non opera alcuna distinzione legale formale tra rifugiati, richiedenti asilo, migranti e vittime di tratta, inclusi individui con esigenze specifiche o minori. Al contrario, queste categorie sono disciplinate dalla Legge n. 19 del 2010 sulla lotta alla migrazione irregolare, che criminalizza l'ingresso, la permanenza e l'uscita irregolare dal territorio libico.La legge stabilisce che gli stranieri presenti nel Paese senza uno status regolare:

  • Siano puniti con la detenzione ai lavori forzati o con una multa non superiore a 1.000 LYD.

  • Vengano espulsi dal territorio "immediatamente dopo l'esecuzione della sentenza" se condannati per un reato previsto da tale normativa  


RACCOMANDAZIONI

UNSMIL e OHCHR rivolgono un appello alle autorità libiche affinché avviino urgenti riforme legislative per allineare il sistema di gestione della migrazione agli standard internazionali dei diritti umani.

Alla comunità internazionale, il rapporto raccomanda di garantire che ogni forma di supporto tecnico e finanziario alle autorità libiche sia subordinata a rigorose valutazioni del rischio e al rispetto dei diritti fondamentali, chiedendo inoltre una moratoria sulle intercettazioni e sui ritorni forzati verso la Libia finché non saranno garantite adeguate tutele.

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