I residenti: dinamica complessiva e incidenza della componente straniera
A partire dalla metà degli anni Settanta l’Emilia-Romagna, seppure con qualche peculiarità, ha vissuto come il resto dell’Italia un lungo ciclo migratorio espansivo che ha visto una fase di accelerazione negli anni Novanta e una vera e propria impennata negli anni Duemila. Dal 2008, anno di arrivo della lunga crisi economica-finanziaria e occupazionale avviatasi negli Stati Uniti l’anno precedente, questa crescita è significativamente rallentata e, in questo, successivamente ha contribuito anche la pandemia da Covid-19. Con l’avvio della guerra in Ucraina il trend ha tuttavia avuto una leggera inversione di tendenza.
Per quanto riguarda i cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna, al 1° gennaio 2024 sono 575.476, pari al 12,9% della popolazione complessiva, dato che si mantiene decisamente più elevato di quello medio nazionale (9%), ma anche di quello del Nord-Est del Paese (10,9%). L’Emilia-Romagna si conferma così prima regione in Italia per incidenza di residenti stranieri sul totale della popolazione residente, davanti alla Lombardia, attestata al 12%.
Esaminando il rapporto percentuale degli stranieri rispetto al totale della popolazione residente si nota un andamento quasi sempre crescente: si va dall’1,1% del 1993 al 12,3% del 2013. Segue una fase di lieve riduzione percentuale fino al 2018 (in parte dovuta all'aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana) e, di nuovo, un incremento negli ultimi 5 anni che però appare in frenata (12,6%, 12,7%, 12,8%, 12,8%, 12,9%).
C'è stata una leggera flessione della popolazione straniera di 656 unità (-0,12%) nel 2022, anno in cui la popolazione italiana è aumentata di quasi 2.680 unità (+0,07%) determinando, come risultante, un incremento minimo (+0,05%) della popolazione residente complessiva. Nel 2023, invece, si è registrato un incremento di 6.672 residenti stranieri (+1,2% rispetto all’anno precedente) e di 6.868 residenti italiani contribuendo così entrambi, quasi in egual misura, alla crescita della popolazione residente complessiva.
Si osservano differenze di rilievo all’interno del territorio regionale. L’incidenza dei residenti stranieri più marcata si registra, come già negli anni passati, nelle province di Parma (15,4%), Piacenza (15,3%) e Modena (13,7%). Tutte le altre province si collocano sotto la media regionale: Reggio Emilia, Bologna e Ravenna sopra il 12% mentre Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini poco sopra l’11%.
Per quanto riguarda i singoli paesi di cittadinanza (sono oltre 170 i paesi rappresentati in Emilia-Romagna), si confermano al primo posto i rumeni, con poco meno di 99.500 residenti, pari al 17,3% del totale delle residenze straniere. Al secondo posto si collocano i cittadini del Marocco (10,1%, in costante leggera flessione da diversi anni: -5,3% fra il 2019 e il 2024) e al terzo gli albanesi (10,0%, in minimo decremento). Queste prime tre comunità raccolgono il 37,5% del totale degli stranieri residenti in regione. Seguono, a distanza, gli ucraini (6,7%, in aumento anche per effetto del conflitto con la Russia), i cinesi (5,2%), i pakistani (4,9%) e i moldavi (4,1%).
La comunità rumena e, soprattutto, quelle degli altri paesi dell’Europa centro-orientale come Ucraina, Moldova, Polonia e Russia si caratterizzano per una prevalenza femminile, mentre le comunità marocchine, albanesi, cinesi, filippine e altre di storico insediamento in regione presentano un certo equilibrio di genere. Comunità come quelle dell’Africa subsahariana, ad esempio, registrano invece una prevalenza maschile.
Al di là di queste differenze per Paesi di provenienza, pur notevoli, per l’insieme degli stranieri residenti si conferma una prevalenza femminile in Emilia-Romagna (52,1%), leggermente meno marcata rispetto al 2023 quando era del 52,5%.
Per quanto riguarda poi la struttura demografica della popolazione, gli stranieri risultano decisamente più giovani degli italiani, con i primi che presentano un’età media vicina ai 37 anni e i secondi di 48 anni. Tuttavia, anche gli stranieri mostrano un incremento dell’età e uno spostamento verso le classi meno giovani, in particolare le donne.
Grande è il peso relativo dei minori stranieri residenti in Emilia-Romagna: al 1° gennaio 2024 sono circa 119.250 e costituiscono il 17,9% del totale dei minori residenti (erano il 17,2% al 1° gennaio 2023), oltre a rappresentare una porzione rilevante, più di un quinto, della popolazione straniera residente in regione.
Una quota consistente di questi minori è costituita da bambini stranieri nati in Italia. Nel 2023 sono nati in Emilia-Romagna 6.246 bambini stranieri, pari al 21,9% (24,0% nel 2022) – poco più di un quinto – dei nati nell’anno (in Italia sono il 13,5% e, in questo caso, con un decremento nell’ultimo anno di poco più di mezzo punto percentuale).
Se si approfondisce l’analisi sul dato di stock dei residenti al 1° gennaio 2024 in regione e si analizza la quota dei nati in Italia, si osserva che, complessivamente, dei cittadini stranieri residenti in Emilia-Romagna quelli nati in Italia sono pari al 15,8% del totale, corrispondenti a quasi 91mila persone.
Fra i diversi indicatori che confermano un avanzato radicamento nel territorio, maturità di insediamento e convivenza con la componente italiana possiamo considerare le acquisizioni di cittadinanza italiana. Nel 2023 gli stranieri che sono diventati italiani in Emilia-Romagna sono 26.460: in crescita rispetto al 2018 (13.446), al 2019 (12.014), al 2020 (14.963), al 2021(16.432) e al 2022 (18.058). Si evidenzia che sono poco meno di 250.000 i nuovi cittadini che hanno ottenuto la cittadinanza negli ultimi 20 anni.
I Soggiornanti con regolare permesso di soggiorno
Secondo i dati forniti dal Ministero dell'Interno e ISTAT al 1° gennaio 2024, i titolari di permesso di soggiorno in corso di validità in Emilia-Romagna sono 398.574, ossia il 3,6% in meno rispetto ai 413.511 dell’anno precedente. Nel 2023 si inverte, quindi, in linea con il dato nazionale, il trend di crescita avviato nel 2021.
L’Emilia-Romagna ospita l’11% di cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia, posizionandosi appena dietro il Lazio (11,3%), mentre la Lombardia si conferma la regione con la maggiore presenza non comunitaria (25,8%). Con 398.574 presenze di cittadini non comunitari l’Emilia-Romagna distanzia molto le cifre registrate dal 2012 al 2015, quando i titolari di permesso di soggiorno superavano le 450.000 unità.
Scendendo nel dettaglio, i titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo continuano a essere la maggioranza dei soggiornanti regolari nella nostra Regione (61,8%), seguiti dai titolari di permessi di soggiorno per motivi familiari (15,2%) e da quelli per lavoro (9,7%). Si nota, peraltro, un aumento significativo dei titolari di permessi di soggiorno per motivi connessi all’asilo, che al 1° gennaio 2023 sono 44.087, rappresentando l’11,1% dei soggiornanti regolari – quasi il triplo del biennio 2020-2021, quando tale categoria di permessi non superava la soglia del 4% – e con un incremento del 25,3% rispetto al 2022.
Guardando alle singole province emiliano-romagnole, osserviamo che la maggioranza dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti si concentra a Bologna (21,2%), in crescita rispetto al 2022. Con percentuali a doppia cifra, ma con presenze lievemente inferiori rispetto al 2022, troviamo Modena (18,9%), Reggio-Emilia (13%) e Parma (11,2%).
Si rileva che la popolazione non comunitaria regolarmente residente sul territorio regionale ha una struttura di genere nell’insieme equilibrata, con il 50,4% di donne titolari di permesso di soggiorno leggermente superiore al dato nazionale (49,2%). Le donne continuano a rappresentare la maggioranza tra coloro che soggiornano per motivi familiari (62,2%), mentre l’incidenza più bassa si registra tra i soggiornanti per motivi di lavoro (30,3%). Si evidenzia, inoltre, un incremento della presenza femminile tra i soggiornanti per motivi di studio, passata dal 54,2% nel 2022 al 56,2% nel 2023. Al contrario, si osserva una diminuzione della quota femminile tra i titolari di permesso di soggiorno per protezione internazionale o asilo, sia a livello regionale (da 48,7% a 45,5%) che nazionale (da 43,7% a 41,9%).
Il Marocco si conferma il principale paese di provenienza dei soggiornanti regolari in Emilia-Romagna nel 2023, seguito dall’Ucraina e dall’Albania. I cittadini provenienti dai primi due di questi tre Paesi, e soggiornanti in Emilia-Romagna nel 2023, superano le 50.000 unità, mentre i cittadini del terzo superano le 45.000 unità, distaccando di molto le nazionalità che si posizionano più indietro.
Le recenti dinamiche migratorie che interessano la regione risultano più evidenti se si considerano i dati sui “primi rilasci” dei permessi di soggiorno. Nel corso del 2023 in Emilia-Romagna sono stati rilasciati 32.773 nuovi permessi di soggiorno, molti meno dei 49.254 rilasciati nel 2022, anno in cui si è registrata la cifra più alta degli ultimi 10 anni.
La principale macrocategoria dei nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel corso del 2023 è legata ai motivi familiari (43,8%),riprendendo quella caratteristica che negli ultimi anni è stata interrotta solo nel 2022, quando i nuovi ingressi legati all’asilo e alle altre forme di protezione rappresentavano oltre il 45% dei casi. Nel 2023 i nuovi ingressi per asilo e per le altre forme di protezione internazionale si sono fermati al 33,6%, dato che risente della contrazione dei permessi rilasciati in Emilia-Romagna ai profughi ucraini. Tuttavia, se si considerano solo i permessi per asilo e protezione internazionale, escludendo i permessi per protezione temporanea, si registra, in questo caso, un aumento significativo rispetto al 2022: + 58,2% in Emilia-Romagna e +57,5% in Italia.
Per quanto riguarda i primi rilasci per attività lavorativa, questi sono crollati a 2.844 (8,7%) dopo che nel 2022 avevano raggiunto il 18,3%: ciò si spiega con il fatto che la cifra record dei primi permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro nel 2022 era composta per l’80,7% da autorizzazioni emesse a seguito del provvedimento di regolarizzazione emanato nel 2020 (DL 34/2020), le cui procedure si sono realizzate molto lentamente, cosicché numerosi cittadini non comunitari hanno visto accettata la propria istanza solo due anni dopo.
Fonte: Regione Emilia-Romagna