Al 31 dicembre 2024 la Sardegna conta 1.561.339 residenti, di cui 55.377 cittadini stranieri, pari al 3,5% della popolazione complessiva. Si tratta di un’incidenza ancora contenuta nel panorama nazionale, dove l’Isola ospita circa l’1,0% degli stranieri residenti in Italia, collocandosi tra le regioni con minore presenza. Tuttavia, il dato risulta in costante crescita nel lungo periodo, considerando che nel 2010 la quota si fermava all’1,9%. Nell’ultimo anno l’aumento è stato di oltre 3.300 unità, pari al +6,4%, raggiungendo il livello più elevato degli ultimi sei anni.
La Sardegna continua a distinguersi anche per un sistema di accoglienza numericamente limitato. Nel 2024 le presenze nei centri sono state pari a 2.351 unità, in diminuzione rispetto all’anno precedente. La maggior parte delle persone è accolta nei centri di accoglienza straordinaria, mentre una quota più ridotta rientra nel sistema di accoglienza e integrazione, in lieve crescita.
La popolazione straniera residente presenta una distribuzione equilibrata tra uomini e donne ed è mediamente più giovane rispetto a quella italiana: il 30,5% ha un’età compresa tra i 30 e i 44 anni, a fronte del 16,1% degli autoctoni, pur registrandosi anche un progressivo invecchiamento, con una quota di over 65 pari all’8,2%. Dal punto di vista delle provenienze, prevalgono le collettività europee, seguite da quelle africane e asiatiche, mentre risultano marginali quelle americane e oceaniche. La comunità più numerosa resta quella romena, con oltre un quinto del totale, seguita da quelle senegalese e marocchina. Tra le presenze più significative si segnalano anche le comunità cinese, ucraina, in crescita negli ultimi anni, e filippina, particolarmente concentrata nell’area di Cagliari.
La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione nella provincia di Sassari, che accoglie oltre il 40% dei residenti stranieri, seguita dalla provincia di Cagliari con circa il 30%. Quote più contenute si registrano nelle altre province dell’Isola. I cittadini non comunitari titolari di permesso di soggiorno sono 34.108, in aumento del 10,9% rispetto al 2023. Tra i permessi a termine prevalgono quelli legati a motivi di protezione, seguiti da quelli per famiglia e lavoro. Il profilo prevalente è quello di uomini, spesso celibi, con età compresa tra i 30 e i 44 anni.
Accanto ai flussi regolari, permane il fenomeno dell’immigrazione non programmata lungo la rotta che collega l’Algeria alla Sardegna, in particolare dalla zona di Annaba, che coinvolge ogni anno centinaia di migranti, soprattutto giovani, e presenta rilevanti criticità umanitarie, pur ricevendo un’attenzione limitata nel dibattito pubblico nazionale.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel 2024 si registra una crescita complessiva dell’occupazione in Sardegna, che tuttavia non coinvolge la componente straniera, il cui numero di occupati si attesta a circa 26.000 unità, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente. Gli stranieri rappresentano il 4,4% degli occupati totali e mostrano un tasso di occupazione più elevato rispetto agli italiani, ma anche livelli superiori di disoccupazione. L’inserimento lavorativo è fortemente concentrato nel settore dei servizi, in particolare nel lavoro domestico e nel commercio, mentre risultano marginali i comparti industriale e agricolo. Permangono criticità significative, tra cui la diffusione di lavori non qualificati, la limitata presenza in ruoli ad alta qualificazione e fenomeni di sovraistruzione e sottoccupazione.
Il contributo all’economia regionale si esprime anche attraverso l’imprenditoria straniera, con oltre 10.500 imprese attive, pari al 6,3% del totale. Tali attività sono prevalentemente concentrate nei servizi, soprattutto nel commercio, e risultano distribuite principalmente nelle province di Cagliari e Sassari.
In ambito scolastico, la presenza degli studenti stranieri continua a crescere, in controtendenza rispetto al calo complessivo della popolazione studentesca. Nell’anno scolastico 2023/2024 gli studenti stranieri sono 5.922, pari al 3,1% degli iscritti, e risultano in larga parte nati in Italia. La loro distribuzione interessa tutti i livelli di istruzione, con una maggiore concentrazione nella scuola primaria e nella secondaria di secondo grado. Le principali cittadinanze rispecchiano quelle della popolazione residente, con una prevalenza di studenti romeni, marocchini e cinesi, affiancati da una presenza crescente di studenti ucraini, legata agli eventi recenti.