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01 ottobre 2026

Rimpatri, via libera definitivo alle nuove norme europee


Approvato il regolamento che istituisce un sistema comune. Dall'obbligo di cooperazione e all'istituzione di Centri di rimpatrio (return hubs) anche in Paesi Terzi

Oggi il Consiglio dell'Unione Europea ha dato il via libera definitivo alle nuove norme sui rimpatri, adottando il Regolamento che "istituisce un sistema comune per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno nell'Unione è irregolare e che abroga la direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, la direttiva 2001/40/CE del Consiglio e la decisione 2004/191/CE del Consiglio".

Secondo le nuove norme, i cittadini di paesi terzi che non hanno il diritto di soggiornare nell’UE devono lasciare lo Stato membro interessato e cooperare con le autorità. Il mancato rispetto dell’obbligo di cooperare può comportare sanzioni, tra cui la riduzione delle prestazioni e delle indennità concesse conformemente alla legislazione nazionale, il rifiuto degli incentivi previsti per promuovere il rimpatrio volontario, sanzioni pecuniarie o persino sanzioni penali, laddove previste dalla legislazione nazionale.

Viene introdotto un Ordine europeo di rimpatrio, un modulo nel quale gli Stati membri dovranno inserire gli elementi essenziali della decisione di rimpatrio. Ciò fornirà agli Stati membri le informazioni necessarie per riconoscere le decisioni di rimpatrio emesse da altri Stati membri.

Per il momento, il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio resterà volontario e sarà riesaminato tre anni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme. La Commissione potrà quindi presentare una proposta legislativa volta a rendere obbligatorio il riconoscimento reciproco.

Vengono introdotte anche misure specifiche per i cittadini di paesi terzi che rappresentano un rischio per la sicurezza. Ad esempio, gli Stati membri potranno imporre un divieto di ingresso a tempo indeterminato, qualora ciò sia giustificato e proporzionato al rischio per la sicurezza rappresentato dalla persona, oppure trattenere tali cittadini di paesi terzi per un periodo superiore a 24 mesi.

Le persone che non hanno il diritto di soggiornare nell’UE e che hanno ricevuto una decisione di rimpatrio potranno essere inviate anche in centri di rimpatrio (return hubs) in Paesi Terzi Ciò richiede la conclusione di un accordo o di un’intesa con il paese non appartenente all’UE interessato. Tali accordi o intese potranno essere conclusi esclusivamente con un paese non appartenente all’UE che rispetti le norme internazionali in materia di diritti umani e i principi del diritto internazionale, compreso il principio di non-refoulement (non respingimento).

I minori non accompagnati sono esclusi da tali accordi o intese.

Il regolamento sarà ora pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrerà in vigore il giorno successivo.

Alcune disposizioni, come quelle relative ai centri di rimpatrio, si applicheranno immediatamente. Le altre disposizioni che richiedono attività preparatorie si applicheranno un anno dopo l’entrata in vigore.
Fonte: Consiglio dell'Unione Europea