
“Avevo lasciato la mia casa, il mio lavoro, i miei amici. Non sapevo cosa avrei fatto domani. La mia vita stava perdendo senso”. Yuliia Frolova, 42 anni, sa guardarsi bene dentro, per mestiere. A Kiev faceva la psicoterapeuta, finché la guerra l’ha obbligata ad abbandonare tutto.
“Ho messo in auto mio figlio Arcadi, i miei genitori e il gatto, e ho guidato fino a Siracusa”. I primi tempi sono stati molto duri. “Ero stressatissima. Eravamo al sicuro, ospiti di amici, ma una casa diventa una prigione se non hai nulla da fare e se non sai cosa succederà domani”.
Dopo un impiego saltuario come addetta alle pulizie in un albergo e un corso di italiano che non dava subito i frutti sperati (“facevo poca pratica...”), Yuliia ha incrociato il progetto PUOI, che oggi definisce “uno spazio per ricominciare a vivere”.
La cooperativa sociale Tempora ha attivato per lei un tirocinio presso l’Associazione italiana Donne Europee, dove si è occupata di reinserimento e integrazione sociale. Inoltre, grazie al progetto ha conosciuto Maria Irene Messina, psicopatologa e docente universitaria con la quale ha iniziato a collaborare e che la sta affiancando nella legalizzazione del suo titolo e negli altri passi necessari per esercitare la professione in Italia: “Che giorno magico quando Irene mi ha portato nel suo studio! Sono ancora nel mezzo di un viaggio, devo capire che treno prendere, però tutto ha di nuovo un senso”.

Intanto, il gatto Smile pare essersi ambientato bene a Siracusa e Arcadi, 13 anni, frequenta la scuola italiana a Siracusa e le lezioni online dall’Ucraina. “Ha ottimi voti, è un ragazzo bravissimo”, assicura mamma. Ora l’obiettivo di Yuliia è imparare molto meglio l’italiano e trovare un’altra sistemazione: “Non possiamo restare per sempre a casa di amici”. Il lavoro sarà centrale: “Non è solo una questione di soldi, con il lavoro crei relazioni, fai progetti, hai risultati e ti senti utile. Noi ucraini non chiediamo solo assistenza, vogliamo e possiamo fare la nostra parte”.