È stato presentato l’11 marzo scorso VI Rapporto sullo sfruttamento lavorativo. Il Rapporto è stato, come ogni anno realizzato dal Laboratorio sullo sfruttamento lavorativo e sulla protezione delle vittime, creato nel 2018 dal Centro di Ricerca interuniversitario L’Altro Diritto (ADIR) in collaborazione con la FLAI CGIL, cui dal 2023, si è aggiunto l’Osservatorio Placido Rizzotto.Rispetto all’ultimo Rapporto, che aveva raccolto i dati fino alla fine del 2023, il primo dato che emerge dal nuovo Rapporto che raccoglie i dati fino alla fine del 2024, è il significativo incremento dei casi di sfruttamento intercettati dal Laboratorio. Le 834 vicende di sfruttamento complessivamente individuate nel V Rapporto sono salite a 124931, ben 415 in più. con un aumento di quasi il 50% rispetto alla precedente rilevazione. I dati delineano un quadro allarmante ma anche una maggiore capacità di contrasto. Il Rapporto delinea una mappa dell’illegalità che si muove lungo direttrici economiche precise, colpendo indistintamente aree industrializzate e distretti agricoli storici. Non esiste più una “zona franca”: lo sfruttamento si è adattato alle diverse architetture produttive del Paese. Il Rapporto scardina definitivamente il luogo comune che relega lo sfruttamento ai soli campi agricoli. Sebbene l’agricoltura conti ancora 589 casi censiti al dicembre 2024, 157 in più rispetto allo scorso rapporto, l’incidenza dello sfruttamento nel settore agricolo sul totale delle inchieste censite in tutti i settori è scesa drasticamente, dal 67% del 2016 al 38% del 2024. “Questo calo non indica una ritirata dello sfruttamento agricolo” sottolinea Jean Rene Bilongo, presidente dell’Osservatorio Placido Rizzotto “ma una drammatica emersione del fenomeno in settori finora meno monitorati come edilizia, logistica, commercio e servizi di cura”. Un segnale di speranza arriva dal fronte delle denunce. Nel 2024 circa il 29% dei lavoratori e delle lavoratrici sfruttati ha trovato il coraggio di denunciare.
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